RISPOSTA AL PROGRAMMA DI NABANASSAR
di Stefano M. Capilupi - marzo 2003
Gentile redazione di Nabanassar,
faccio seguito al gentile invito di rispondere pubblicamente al vostro programma. Voi avete scritto di sfuggita, quasi fosse un concetto scontato per i poeti e gli scrittori sui trent`anni, che il cristianesimo è in crisi. Io vi ho già risposto dicendo che a me sembra in crisi dire che il cristianesimo sia in crisi, e in questo faccio già la critica della critica. Ho aggiunto anche che a mio parere si hanno spesso idee fuorvianti sulla fede dentro e fuori della Chiesa (che anche nella sua dimensione "romano-cattolica" deve essere sempre comunità, prima di essere istituzione). Potrei cominciare ora il discorso facendovi notare che il criterio di antichità, da voi utilizzato per tributare un brevissimo encomio alla civiltà babilonese, non corrisponde necessariamente nè a quello di verità, nè a quello di bellezza, importanza o altro ancora. Così come non vi corrisponderebbe quello di "freschezza", secondo il quale il monoteismo più evoluto dovrebbe essere ipso facto l`islamismo. Sulla storia della Chiesa sono state spesso sparse grosse calunnie, ma non mi voglio ergere qui a un novello Messori però, perchè non credo che in questo contesto di questo si abbia bisogno..Come poeta quindi, pur avendo una formazione storico-filosofica che sto completando e approfondendo a san Pietroburgo con un dottorato russo sull’affascinante filosofia religiosa di questa nazione, cercherò di rispondere seguendo la mera e immediata ispirazione. Anche perchè di divulgatori come Messori non condivido il taglio esclusivamente apologetico. E poi personalmente credo profondamente, e cattolicamente, proprio in quell`ecumenismo che il giornalista, che pure rispetto, spesso e volentieri invece critica. Non metterò quasi mai i riferimenti delle mie citazioni, perchè non considero comunque questo mio scritto, ovviamente, un articolo di carattere accademico. Ma sono pronto a rispondere a qualsiasi eventuale domanda (tempo permettendo).
Lo spirito soffia dove vuole, e noi non conosciamo le vie di Dio. I semi della verità sono ovunque, in ogni uomo, in ogni scienza e in ogni fede. Io credo nel Dio morto e risorto, nel Dio fattosi uomo affinchè l`uomo possa diventare Dio, per dirla con le parole dei padri greci. La fede nella divinizzazione del creato è la mia follia. In questo Nietzsche, e ancora prima lo stesso Leopardi, si possono capire veramente solo in Dostoevskij. "Follia per i greci e scandalo per i giudei" diceva san Paolo. Ma se Dio può tutto, voi volete autorizzarGli ogni cosa, tranne la possibilità di essersi fatto uomo? Non mi sembra logico. Quindi può. Ha voluto? La storia ci dice che di quel Gesù di Nazareth non fu trovato il corpo. Gli ebrei onesti, come Martin Buber, Abraham Joshua Heschel, Geza Vermesh e altri ancora, sono prontissimi a riconoscere che l`idea di trafugare il sepolcro non sarebbe venuta in mente a nessun giudeo dell`epoca, fosse anche discepolo del Cristo. Cioè: la Resurrezione rimane oggetto di fede, e non potrà mai essere logicamente e scientificamente dimostrata, ma rimane il fatto inspiegabile della scomparsa del corpo; per lo meno alla luce di una conoscenza seria del contesto storico-religioso. A chi serviva la prova di un uomo-Dio che in realtà non si sa bene come e dove e perchè era risorto? Questo liberava Israele o i discepoli di quel profeta dal peso della propria disperazione? No. Eppure, le donne per prime, annunciarono: il corpo non c`è. E poi Lui apparve ai discepoli. Va bene, basta con il catechismo. Il punto è che questo per me non è "catechismo", ma storia e fede: è diverso. Riusciremo un giorno a creare una società veramente giusta? Questo era il sogno di sant Agostino, di Dante Alighieri, e giù giù fino a Carlo Marx. Uomini diversi, ma animati da uno stesso miraggio: la città di Dio. L`ultimo però pensava che per edificare quella città proprio di Dio ("pacificamente" e gradualmente…) bisognava fare a meno: per lo meno del Dio predicato dal suo tempo. Tuttavia l`idea della giustizia sociale in realtà è antichissima, e più che al "calendario babilonese", da voi con tanto entusiasmo chiamato in causa, risale al profeta Amos, e ancora prima al Codice del Deutoronomio. Cioè proprio al giudaismo, e quindi anche al giudeo-cristianesimo.
E non parliamo per favore, lo dico subito, di un Cristo senza Chiesa. Tutto ciò che sappiamo di Lui ce lo racconta la comunità che Lo circondava e che rielaborò i Suoi detti, alla luce dell`evento della Risurrezione, nell`arco di un secolo. Gesù stesso morì recitando a memoria un salmo in aramaico, cioè nella versione appartenente alla tradizone orale, viva della "Chiesa" dell`epoca. Tra l`altro proprio la fede nell`Incarnazione e nella Chiesa permette quel lavoro di disincantata e libera esegesi storico-filologica (non talmudica, che pure tanto ci ha insegnato) dei testi sacri operato da cattolici e protestanti tedeschi, francesi e americani nel corso del XX secolo: lavoro che qualsiasi altra religione invece avrebbe proibito, considerandolo un`offesa imperdonabile alla parola divina.
In principio Dio creò il cielo e la terra: quanto è stato scritto su queste poche parole! Il principio in cui Dio ha creato il mondo è la Sapienza, diceva sant Agostino. Il trattato ebraico medievale della Zohar si chiede perchè il discorso cominci con la lettera "b" (preposizione ebraica che signidfica "in"). Giunge alla conclusione che "b" è la lettera più umile di tutte, che non dice niente al Creatore su di sè per convincerLo a farne uso. Significa che il mondo è stato fondato sull`umiltà. E chi è l`Umile per eccellenza, aggiungo io? Domanda retorica, l`avrete notato. Dio creò il cosmo, si è incarnato, si è fatto uomo, ha compiuto miracoli, è morto (aveva ragione Nietzsche!) ed è risorto; si può credere in questo, ma allo stesso modo bisogna constatare che il dolore dell`uomo e della natura, l`ingiustizia, la vecchiaia e la morte finora, indubbiamente, sono tutt`altro che scomparsi. Dice il Santo Inquisitore a Cristo nella "Leggenda" di Ivan Karamazov: perchè sei venuto a disturbarci, infine? Ad accenderci una speranza solo per fare sentire alcuni inadeguati di fronte a questo Tuo misterioso e sconfinato amore? La domanda è già nell`Antico Testamento: "Sentinella! Quanto dura ancora la notte? Sentinella! Quanto dura ancora la notte? La sentinella risponde: si avvicina il mattino, ma è ancora notte" (Isaia 21, 11). Come ci insegna san Paolo, la fede non è un elenco di risposte, ma un pungolo nella carne di domande. E le domande possono e devono diventare solo preghiera, prima di entrare in dialogo con il dogma. Dio stesso ha indurito il cuore degli ebrei, che rimangono il suo popolo prediletto, perchè la fede arrivasse a tutti. In un certo senso, la fede degli ebrei, gli ebrei stessi si sono cristologicamente sacrificati, addossandosi l`onta storica del deicidio (che in realtà riposa nel cuore di ogni uomo), affinchè la fede arrivasse a tutti. E noi oggi diciamo, di fronte a questo mistero, direi hegeliano, di pienezza, di contraddizione e di superamento, di fronte a tutto questo noi diciamo: il cristianesimo è in crisi? È in crisi come può esserlo sempre qualsiasi "ismo", qualsiasi filosofia e qualsiasi "risposta": questo è in crisi, e da tempo ormai, ma non la speranza donataci da Cristo. È in crisi ogni uomo nel dramma delle scelte e della conoscenza, ma non la speranza. Fuori dalla speranza non c`è verità. E come scrivevano Vladimir Solov`jov, Sergej Bulgakov, Pavel Florenskij, nessun regno di giustizia futura potrà mai giustificare la sofferenza delle generazioni precedenti. Altrimenti i figli sarebbero solo vampiri che succhiano il sangue dei padri. Solo la dignità e la preghiera danno senso e forza alla nostra vita, perchè ogni vita, nessuna esclusa, deve essere riscattata; e nella pienezza di tutte le sue manifestazioni. E non è solo e soltanto un fatto di peccato e di redenzione. "Per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo" recitiamo nel Credo. Questo in realtà vuol dire innanzitutto "per noi": c`è uno sterminato mistero di creazione (e di creatività, e di bellezza) nella fede che oltrepassa i confini della redenzione. Che completa la redenzione. Il peccato non può essere negato, perchè, come diceva magnificamente Blaise Pascal, basta guardarsi dentro e intorno per rilevarne la presenza (nonostante sia il grande pensatore francese molto meno da ascoltare e da citare quando limita la fede a scommessa). Ma il peccato è soprattutto "solo e soltanto" quell`abisso oscuro che ci separa e ci distingue dalla perfezione: tante speculazioni, generate dalla traduzione latina del vangelo, e non dall`originale greco, sull`ereditarietà della colpa originale e sulla dicotomia di carattere agostiniano tra Natura e Grazia, limitano spesso gli orizzonti della libertà, nonchè il valore individuale della responsabilità. Purtroppo la cultura ci ha insegnato fin troppo a scaricare la nostra rabbia su Dio. La bestemmia è diventata il nuovo sottile mito della nostra cultura. Ma la bestemmia diventa spesso offesa dell`uomo, e non tanto del genere umano, o della sua idea o categoria astratta, quanto di quella singola, irripetibile persona che corrisponde al nome irripetibile di ciascuno di noi.
Si possono scrivere migliaia di libri sulla fede, ma c`è un gesto che li sostituisce tutti: il dito che indica l`icona del Cristo risorto.
Solo una cosa io vorrei infine qui proporre ai poeti e intellettuali della nostra età: cominciamo a sostituire alla bestemmia la curiosità: ci sono molte cose da scoprire nella Chiesa di Dio. Soprattutto se ci muoveremo con lo spirito di Aljosha Karamazov: nel mondo, ma non del mondo.