Canzonetta
(a Martina, non nata in un giorno di novembre)
Mi sarei improfumato per il tuo primo giorno.
Con precauzione avrei impostato la sveglia
un'ora prima dell'abitudine di anni
e avrei stirato a festa perfino i fazzoletti.
Mi sarei rasato le basette sottili e avrei cantato
tu non sei più la mia bambina
sotto la doccia calda dell'inverno.
Di te avrei parlato in sogno
a quei fantasmi che sono mie radici.
Sarebbe stato un giorno pieno di tutto
e ogni colore o cosa avrebbe fatto a gara per entrarci.
Avrei danzato, sì, avrei danzato
per strada, nascosto dietro il bavero
e ogni intervallo tra una vetrina e l'altra
sarebbe stato un numero dispari di passi.
E nei negozi saldi straordinari. E sui giornali
titoli a colori: "Dichiarata la guerra
al caro-vita e alla corruzione", "Esplode
la pace in Medio Oriente", "Bombardato il Pentagono
con libri di poesia".
Avrei dimenticato, per un giorno,
d'essere un uomo mediocre e solo
in un mondo quasi sempre triste.
Della tua luce e del tuo nome, della gioia
scaturita altrove da seme poco poco mio,
sarei stato illuminato e fiero. Sarei stato
il tuo genio buono, il tuo piccolissimo amore.
Tua madre non l'avrebbe saputo tutto questo.
La realtà sarebbe stata pannoloni da cambiare
e montagne di cacca, pappa e notti da vegliare.
Travolta dai pensieri, avrebbe maledetto e benedetto
la vita, l'amore, il mondo e pure te;
avrebbe chiesto a Dio, ovvero a se stessa,
se questo è il modo di finire, serrata in casa
con la culla e il bavaglio, e avrebbe avuto infine
una risposta, sarebbe stata in pace,
restituita al mondo in forma di gioiello.
Come una primavera. Come rinata.
E invece... Cosa è stato? Lo sai solo tu.
Sai più cose di noi e sarai tu il mio genio. Verrai
di notte a raccontarmi le cose come vanno.
Quanto influisce il PIL o il tasso d'inflazione
sulla felicità e sulle miserie; che vale avere il GSM
o la web-cam e risparmiare quindici minuti
con l'Eurostar da Napoli a Torino; quanto contano
Costanzo e Costantino, i record di Schumacher
i gol di Totti e le dichiarazioni di Fassino;
quanto considerare le interviste garbate e sudditanti
di pseudo-giornalisti ai nostri governanti, le antologie
che mettono la vita in formalina. E quanto invece
il matrimonio di un povero col cielo, quanto
sperare che resti saldo un amore o un'amicizia,
che un mostro non inghiotta i nostri abbracci,
che ci sia un sorriso a cui afferrarsi, un patto stretto
tra i desideri e il senno, tra i sogni e la memoria;
quanto sperare o disperare che non vengano meno
l'indignazione, la paura, l'angoscia per il vuoto,
la forza di provarci a ogni costo e la coscienza
della nostra pochezza. E la malinconia,
con tutto quanto è il prezzo da pagare
per difendere la vita da ciò che la mortifica e cancella.
Piccola, ti prego, non sparire.
Dal buco dietro il cuore di tua madre
muovi le palpebre e agita le manine.
Resta vicino a lei, a me, a tutti, con dolcezza
per ricordare a chi ama e non ama cos'è il nulla.
---diritti di proprietà dell'autore, www.nabanassar.com, 10dic05---