Martino Baldi

da  Capitoli della commedia, Edizioni Atelier, 2005

 

 

Canzonetta

                           (a Martina, non nata in un giorno di novembre)


Mi sarei improfumato per il tuo primo giorno.
Con precauzione avrei impostato la sveglia
un'ora prima dell'abitudine di anni
e avrei stirato a festa perfino i fazzoletti.
Mi sarei rasato le basette sottili e avrei cantato
tu non sei più la mia bambina
sotto la doccia calda dell'inverno.
Di te avrei parlato in sogno
a quei fantasmi che sono mie radici.
Sarebbe stato un giorno pieno di tutto
e ogni colore o cosa avrebbe fatto a gara per entrarci.
Avrei danzato, sì, avrei danzato
per strada, nascosto dietro il bavero
e ogni intervallo tra una vetrina e l'altra
sarebbe stato un numero dispari di passi.
E nei negozi saldi straordinari. E sui giornali
titoli a colori: "Dichiarata la guerra
al caro-vita e alla corruzione", "Esplode
la pace in Medio Oriente", "Bombardato il Pentagono
con libri di poesia".
Avrei dimenticato, per un giorno,
d'essere un uomo mediocre e solo
in un mondo quasi sempre triste.
Della tua luce e del tuo nome, della gioia
scaturita altrove da seme poco poco mio,
sarei stato illuminato e fiero. Sarei stato
il tuo genio buono, il tuo piccolissimo amore.

Tua madre non l'avrebbe saputo tutto questo.
La realtà sarebbe stata pannoloni da cambiare
e montagne di cacca, pappa e notti da vegliare.
Travolta dai pensieri, avrebbe maledetto e benedetto
la vita, l'amore, il mondo e pure te;
avrebbe chiesto a Dio, ovvero a se stessa,
se questo è il modo di finire, serrata in casa
con la culla e il bavaglio, e avrebbe avuto infine
una risposta, sarebbe stata in pace,
restituita al mondo in forma di gioiello.
Come una primavera. Come rinata.

E invece... Cosa è stato? Lo sai solo tu.
Sai più cose di noi e sarai tu il mio genio. Verrai
di notte a raccontarmi le cose come vanno.
Quanto influisce il PIL o il tasso d'inflazione
sulla felicità e sulle miserie; che vale avere il GSM
o la web-cam e risparmiare quindici minuti
con l'Eurostar da Napoli a Torino; quanto contano
Costanzo e Costantino, i record di Schumacher
i gol di Totti e le dichiarazioni di Fassino;
quanto considerare le interviste garbate e sudditanti
di pseudo-giornalisti ai nostri governanti, le antologie
che mettono la vita in formalina. E quanto invece
il matrimonio di un povero col cielo, quanto
sperare che resti saldo un amore o un'amicizia,
che un mostro non inghiotta i nostri abbracci,
che ci sia un sorriso a cui afferrarsi, un patto stretto
tra i desideri e il senno, tra i sogni e la memoria;
quanto sperare o disperare che non vengano meno
l'indignazione, la paura, l'angoscia per il vuoto,
la forza di provarci a ogni costo e la coscienza
della nostra pochezza. E la malinconia,
con tutto quanto è il prezzo da pagare
per difendere la vita da ciò che la mortifica e cancella.
Piccola, ti prego, non sparire.
Dal buco dietro il cuore di tua madre
muovi le palpebre e agita le manine.
Resta vicino a lei, a me, a tutti, con dolcezza
per ricordare a chi ama e non ama cos'è il nulla.

 

 

 

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