Carla Saracino

Tre poesie per nabanassar

 

 


L'esterno, i viali di sera, i finestrini a metà
Queste cose brevi che fanno un malessere
- anche lontanamente lungo, nel letto, da soli -
O la percezione mentale di un'alta coincidenza


L'unione segreta per cui le cose nascono finite
E trasmigrano in parole basse o anche bellissime


L'aria che è dentro le case usurate, un odore
Che fa l'odore del mondo fuori o ricostruisce
I volti repressi dall'insufficienza delle cause


Il domani inibito dal primo albore fra le cieche
Sonde artigianali delle porte
L'assenza sì di ogni tragicità colpevole,
Ma insieme la memoria residua, la coda a due punte
Di un sovrano inizio.



*



E' uno stare senza dirsi niente
perché si è conosciuta l'enfasi
della nascita.
Ora esiste un distacco, ma
non è quello reale,
è un divorzio più cosmico,
sta sciogliendosi in veli superiori.



*



Il tuo invecchiamento
sta passando o è già finito,
non so fin dove marcherà la
tua vita il contrasto,
so che fissi qualcosa.
Vediamo i passanti tra le feste,
i primi ornamenti del natale
il cercare prima un supporto futuro.
Tutta quest'aria fosca
di intendimenti.









Carla Saracino, di Maruggio (Ta), studia lettere moderne presso
l'Università di Lecce. Sue poesie sono apparse su "Lo Specchio" de La Stampa,
sulla rivista "L'Immaginazione" ( Manni ) e sull'antologia "Poeti Circus, i
nuovi poeti italiani intorno ai trent'anni", a cura di Giuseppe Goffredo (
Poiesis editrice ).

 

 

 

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