Ossessione che poteva essere stata
interna o esterna al paesaggio
si muove nell'aria sbiadita
come un atto esplicito
ubbidiente tra i pianeti
alla volontà del tuono
l'amore perduto infesta i venti
e le piogge di fine anno
il gigante favoleggia per i sentieri
si arrampica su per la boscaglia
mungendo con foga i ricordi
dei natali che trascorremmo insieme
nient'altro che una messa a fuoco
legittime aspirazioni
non saprebbe neanche lui
come spiegarlo
la nobiltà dei frammenti
ha radici nella storia si apre
agli altri assicurando
la bontà dei fatti
si addice al suo spirito accomodante
Un cuore e una pancia colpiti a caso
battendo i piedi e muovendo le stagioni.
Nella verità dell'inchiostro
abitammo per sempre i paesi.
Con un diverso profilo del mare
partimmo ad aprile con la neve sui libri.
Nessuno sapeva in quale oscurità
fosse finito il giorno.
Planisfero
I
abbiamo impiegato una buona mezz'ora
a ricordare il nome della guardia forestale
e quello che diceva e come
lo stagnino mi ha tolto dalla faccia
le ultime stelle
ha aperto un varco e sono passato
non in lui cercate scandaglio o altro,
animale acquattato o lampo di
rimbalzo forse già stanco
II
faceva così scuro
che le mappe scolorivano,
una voce fuori dal suo baricentro
il vuoto della stanza, l'urlo cadenzato,
pensieri, sovvertivano
le speranze di una lingua
fra i mali edotti e il repentino umore
si frapponeva il tempo
i sentimenti schiumavano con nulla
e io mi alzavo a mezzo
stringevo a mano
l'ho detto che si fa, si è sempre fatto
cosa c'è da dire
ora sento anch'io di abitarlo
dopo tutti questi anni
riconosco il rumore dei passi
e un silenzio di voci
che inquieta
non è più come prima
farò questo e quello, non mi sorprendo
dove il passato sarà
io ero gli altri che inventavo,
e tutti questi anni per poterlo dire,
di allora, di noi
a persone sconosciute
delle belle giornate che chia-
mavano per nome
---diritti di proprietà dell'autore, pubblicazione seguente ad invio dell'editore, 27set05---