Quattro poesie inedite
di Daniele Mencarelli

 

Vidi Daniele in foto, prima, su "Poesia" di qualche anno fa, antologizzato. Stava appoggiato, placido e bofficione, ad un recinto, una ringhiera, mi pare; alle spalle, immaginavo, una fontana. La testa un po’ reclinata, da un lato, maglia a manica corta e bermuda. Fra gli altri de "L’opera comune", Mencarelli si ritagliava uno spazio fieramente autonomo(forse quello che stava alle sue spalle, nella foto?!).

Non pare, ma "irsutaggine" bolle nel fondo di questi versi. La consequenzialità, per via di maglie tenute larghe, e respiri, trova distensione, poi, nella composizione di un mosaico luminoso, di luce e trasognamento, appunto. E’ poesia placentare e bianca, questa. La parola ricerca la scaturigine con garbo e per continui quanto prudenti avvicinamenti, tramite un processo empatico e, a prima vista, non visionario. Si annunciano personaggi. Un moto universale, ritornante sempre, e riflettente, tiene per i denti lo scrittore. Dice che le parole hanno una coscienza. Di realtà.

A.R.

 

 

 

Davvero sei bellissima

si capisce dai capelli dalle linee

del tuo viso in faccia al cielo illuminato

dagli occhi che ancora sembrano guardare.

Noi non facciamo altro che spiarti

in questo incrocio qualsiasi voluto sulla terra,

tu sei la regina al centro della scena

rottami sparsi con cura tutto intorno.

Poterli raccontare tutti gli uomini

e donne e bambini fissati al tuo cospetto,

al casco strappato come corazza di cartone,

alla tua posa cosi` scomposta

da non essere più umana.

 

 

*

 

 

Non ti piace andare a scuola

stare fermo muto e chiuso

mentre fuori il mondo accade.

La mattina cataloghi i dolori

che atroci puntualmente ti assalgono

al punto da impedirti la presenza.

Io da zio a padre putativo

per voce di famiglia dovrei spiegarti

che dei libri ti deve importare

più dei giochi tutti e degli animali

e dei cieli variabili di naviganti nuvole

che studi come fossi un nuovo Adamo.

 

 

*

 

 

Io ho piccole cose, cose di nessun valore,

ma che sono mie come le unghie che mi strappo,

i cocci romani che ancora cerco

la cassetta piena d’ami e galleggianti

fili e piombi e un finto pesciolino,

due animali di legno africano

portati dalla maestra innamorata di Dio.

Loro più delle mie unghie resisteranno,

staranno buttati in una cantina o chissà dove,

finche` un giorno un bambino non troverà un tesoro.

 

 

*

 

 

Ha chiuso per sempre le vetrine

Il barbiere anziano d’inizio viale,

lui ed il suo modo burbero di rasare

non faranno più belli i vecchi del paese

e i giovani con poca moneta o tanta nostalgia

della poltrona a cavallino col sedile rosso.

"Ma in fondo gli anni erano quelli che erano",

dice un tale convinto come se ci fosse

un età per fare bagagli e chiedere il conto.

 

 

 

Daniele Mencarelli è nato nel 1974 a Roma. Vive ad Ariccia (Roma).