nabanassar-atto unico, AA.VV., ACP, settembre 2003   aladar, Giuseppe Cornacchia, ACP, settembre 2003   il laboratorio, Gianluca D'Andrea, Lietocolle, luglio 2004   La medietà, Angelo Rendo, NEM, settembre 2004         nabanassar, sito di letteratura     Conatus, AA.VV., Bamako Edizioni, febbraio 2005   La collezionista, Chiara De Luca, Fara Editore, luglio 2005   Al mondo, Teresa Zuccaro, Sinopia Edizioni, giugno 2006   Ottonale, Giuseppe Cornacchia, Fara Editore, dicembre 2006  
un think tank per il terzo millennio occidentale
 

Per gli antichi il calendario rappresentava l’umano tentativo di contare il tempo, concepito come espressione diretta del mondo divino. In Elam, gli stessi termini per "mese" e "giorno" erano quasi sempre contrassegnati da una stella, così da ricordarne l’ineluttabile dipendenza dalle divinità celesti simboleggiate nel sole e nella luna. 

Il calendario babilonese era fondato sul ciclo lunare: la durata del mese corrispondeva alla lunazione e il suo inizio coincideva con la prima osservazione dopo la luna nuova della falce di luna, bassa sull’orizzonte occidentale poco dopo il tramonto del sole; il giorno cominciava quindi alla sera.  

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"Nodo: io non ho pretese di tagliarlo né di capirlo, vorrei che venisse fuori una tela in modo da potermici rapportare; non importa che sia perfetta ma che faccia relazione, tanto poi si può migliorare." ; "Questo è un testamento, è già una morte. Carcarazza sei morto. Il ragno la sa piu lunga del cacciatore, pronunciare la parola, le parole più morte ma la tela la fai di nervi non di parole; non riesco a vedere nulla... tranne che un continuo versamento."

 

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