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......I L   G I A R D I N O......D E I   S E M P L I C I
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    Opere grafiche di   GIAN RUGGERO MANZONI  (http://www.gianruggeromanzoni.it)
    Testi di   ANDREA PONSO

    per gentile concessione degli autori alla redazione di nabanassar 
      (visualizzazione corretta su schermo 1024*768, internet explorer 5.0 e superiori, carattere medio)
     
     
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  " Quando ci si é tanto inoltrati nell'infelicità, tanto da averla
     certo superata, perché riattraversarla per essere felici?!"
   Carmelo Bene, A Boccaperta


 

 

  I

 Cadevamo come mosche: ci prendeva, la vertigine, dalle gambe - poi, la spina dorsale: corallo, anello, polvere.
 Come neve, la malattia lieve, sui dormienti continua il timpano e l'abside, dove il tempo si é spezzato - la grazia che prende il collo
 e si sparge, ragionando sull'immagine. Il corpo non raccoglie sperpero, il cane non lascia aloni, le farfalle si rifugiano nella testa,
 sfuriano nella loro bellezzae mi confondono lo sguardo: tornano quiete nel farfuglìo, portate dalle labbra alla corrente.

 La voce spinta dall'enfasi porta il respiro - lo porta, fino a parole sfalsate, oltre le radure del vero - perché là porta il respiro.


     
     

    QUIETE E FELICITÀ

    (presentata in mostra a Fano, Galleria Gasparelli, 2001)
    dal volume IL GIARDINO DEI SEMPLICI, Ed. Gasparelli Artecontemporanea
     

 
 
 
    II

 Il libro é quasi pronto, la vodka nel catino. I biglietti dei vigliacchi raggrumati nello stomaco; anice incerto su botti e vetri calzati
 di vimini. La lista continua, sgrana i suoi rosari nell'erba.
 "Ingravido con la voce, spazzolo le lame con la lingua, l'acre del tuo inguine"
 "Ma c'é tempesta, sul lato buio della lastra, e silenzio che non asciuga".
 Maritati tra i faggi, noi due - da un po' di sole, come le linci e gli uccelli.

 Sono felice: non mi guarisce più l'approssimarsi della tua discendenza. "Semplicità - gridava - Semplicità!".

 I tamburi hanno bordi di morte, questo é il ritmo.


     
     

    GUARDARE LE NUVOLE

    (presentata in mostra a Fano, Galleria Gasparelli, 2001)
    dal volume IL GIARDINO DEI SEMPLICI, Ed. Gasparelli Artecontemporanea
     

 
 
 
    III

 La pioggia sul vimini, sui musi spessi della selvatichezza. Un reliquiario di note stonate, di accenti, di denti mischiati alla grandine.
 Una viola di rancore, nelle vene. La fioritura del capillare.
 Il festino, ha raggrinzito le tende - il lenzuolo, dopo di noi non é più farina. Non ancora pane.


     
     

    IL RE DEI SEMPLICI

    (presentata in mostra a Fano, Galleria Gasparelli, 2001)
    dal volume IL GIARDINO DEI SEMPLICI, Ed. Gasparelli Artecontemporanea
     

     

 
 
    IV

 L'idea che una mano ti frughi ogni pendenza: invasa come il grano, poi battuta. Soppesata, ripresa poi stesa al sole: nominata
 nelle mille favelle dell'arsura. Poi rincorsa, strattonata dal canto alto degli uccelli.
 La veranda macerata dallo sporco: un'acqua sorda, un aggrapparsi di mani alle ali lucenti del secco e della decrepitezza, un
 raccolto che brucia i velari della pazienza.

 Un cortile, un'ansa dolce dove digerirsi brano a brano, riconquistando lo stomaco che si contrae e riserva - uno spineto, dove l'ala
 vibrante si osserva -
 Come un pesce, assaporo il mio guizzo fino alla lisca.

 Sappiamo, da che mani screpolate nasca la grazia.


     
     

    LA DIVINITÀ DEI SEMPLICI

    (presentata in mostra a Fano, Galleria Gasparelli, 2001)
    dal volume IL GIARDINO DEI SEMPLICI, Ed. Gasparelli Artecontemporanea
     

     

 
 
    V

 Pensa alla cesta intrecciata, allo stuolo delle mosche, alla gendarmeria dei garofani che, nel profumo, presiede alla ferita, alla
 bocca: quella é la tua testa, la tua attesa - disse, poi sparì tra i riflessi.
 Tramandiamo, ma cosa? Un richiamo, tra i canestri di carne, un infilare il respiro nei recessi del suono: l'euforia del naufrago che
 annega. Una camera limpida, d'echi e acque.
 
 


     
      IO NON MI MUOVO... STO!
    (presentata in mostra a Fano, Galleria Gasparelli, 2001)
    dal volume IL GIARDINO DEI SEMPLICI, Ed. Gasparelli Artecontemporanea
     

 
 
 
    VI

 Badate che l'oro non ruoti troppo a fondo nella gola, che il ferro non giri nel cranio, che il piombo non mondi le tempie.
 Poi, verrà una pioggia, e tu seduta sarai salice. Felice, fino alla pelle: paradiso di sedie distese tra le erbe altissime.
 Sorriderò, come si piega l'asse del mondo, come si placa un vento caldo e primaverile … come si apre sicura una ferita irreale,
 a cui non credo con tutte le mie forze.

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    © la proprietà delle immagini è di Gian Ruggero Manzoni
    © la proprietà dei testi è di Andrea Ponso

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