Un poemetto inedito
INTERNO CASA
I
Di notte si rientra a forza nella stanza
come tirati per la manica,
qualcuno di loro mi aspetta alzato
lo sento che mi respira dentro
osservo il suo silenzio
dietro una delle inferriate.
II
Il mio piano era di restare buono, supino
col cuscino premuto sulla faccia.
III
La casa è materia inesplosa
che pulsa, racchiusa in comparti.
Eppure, basterebbe così poco
un piccolo foro nel muro
fatto quasi per gioco…
Il peso poggiato su un fianco
conto i secondi che mi separano
sconvolto, o sono morto
oppure ho fatto male il conto.
IV
Colpi secchi alla porticina in noce
mi faranno diventare matto
se non apro alla svelta
non è colpa mia,
la maniglia l’hanno tolta…
buttate giù questa maledetta porta!
Vengono in processione verso di me
masse di carne in uniforme
stato di decomposizione
si sbaglia chi ha dato l’ordine,
ancora non voglio…
sono di questo mondo, io
…
V
Non temere l’autocombustione
toglierà il male dai tessuti
ti farà più robusto, elastico
Ma guarda tu, come si agitano
le bestioline dentro la mia testa
Allora, che storia è questa?
Te l’ho già detto e ridetto, idiota,
non sono quello che mangio
ma quello che vomita!
VI
Hanno tolto i mobili dalla stanza
così siamo rimasti noi – uomini
spogli, svogliati, immobili.
--- diritti riservati, 30dic03 ---