microcritica
care e cari, ho aperto un nuovo blog:
che sarà dedicato esclusivamente alla critica (mentre l'altro blog, www.sequenze.splinder.com, rimarrà più personale e diaristico). In un post di alcuni mesi fa, Marco Giovenale parlava della necessità di una critica anche filologica e retorica della poesia contemporanea; e sono d'accordo. Ci sono autori validissimi che non sono abbastanza notati, e che meriterebbero molto più della mia attenzione e dei miei montaggi e smontaggi. Ma è un inizio, che può contribuire a creare discussione: non intorno a tutto, ma intorno a tutto ciò che vale o che serve (o che insegna, ecc.). Il primo testo studiato è il recentissimo Aperto a inverni di Ermanno Guantini. Nei prossimi giorni sarà disponibile un saggio su Perché non possiamo non dirci di Tommaso Giartosio.
La vita che mediamente facciamo, i piccoli contratti e i grandi sacrifici, l'ansia continua, l'amore che non si trova o che se c'è è un altro conflitto e non un punto di riferimento, creano, a parte tutto il resto, un danno: tutto sembra uguale, perché socialmente ed economicamente siamo stati livellati. Dalla nascita siamo tutti uguali, in quanto persone; più tardi siamo stati resi uguali a forza da un tempo durissimo; e in realtà non è tutto uguale. Sono uguali, moralmente, le persone: non è uguale e livellato il loro lavoro, soprattutto in arte. Alcune cose sono, già ora, obiettivamente, oggettivamente, alte (e poco visibili). Questo crea speranza, e per questo vorrei lavorare. Quando dico "speranza" non parlo da una cattedra: io per primo ne ho bisogno e la cerco dove posso. Vorrei fare quello che posso, se posso, perché esista almeno una microstoria della nuova poesia (del 'nuovo', in generale) e una sua microcritica. Microcritica vale in due sensi: un lavoro minore (non lavoro nell'Accademia, se non marginalmente e sempre meno) e un'analisi del micro-, del piccolo che crea il grande (ad esempio il lessico e le fonti).
un caro saluto, buona lettura
massimo sannelli
--- novembre 2004 ---