PER UN’EPICA (l’altro uomo che ancora avviene)
di Gianluca D’Andrea

 

Le menti poetiche avvertite, ormai da alcuni anni, dialogano sull’effettività del messaggio, mettendo in secondo piano il mezzo, la lingua, rompendo, in tal modo, il nodo di pensiero che aveva assillato e caratterizzato le generazioni versificatrici novecentesche (vedi avanguardie): massicce porzioni d’opera si perdono nel labirinto cieco della riflessione sul linguaggio.

Altre menti vagano perdute nell’ego particolare, passano l’adolescenza artistica a sminuzzare la lingua per trovare una linea, s’agganciano ad una corrente e con le spallucce ben coperte tentano un salto basso, spiccheranno mai il volo? No! queste mentalità partono raso terra e finiscono per scavarsi la fossa, non meritano uno sguardo, vanno sfruttati i loro resti; chi possiede più libere prospettive è coerente giochi con tali resti respiratori.

I veri critici hanno la forza d’inventarsi, utilmente, un proprio universo, una cernita di versificatori da incasellare, nella volontà di accrescere il loro potere decisionale all’interno della provincia sociale che ha nome di CRITICA. Ovviamente il poeta, in quanto uomo, avverte un’impulsione costruttiva, creazione di uno spazio è semplicemente costrizione cantonale… hai bisogno di una casa in cui vivere, rinchiuditi e mettila in ordine come ti pare, oppure in disordine che è lo stesso.

Il poetastro fa questo di continuo, ha paura di bruciarsi e s’accontenta di una casella.

È il momento d’osservare il poeta: Montale piega a suo piacimento le linee, sceglie i suoi riferimenti e crea un monducolo di provincia. Perché Montale è un poeta piccolo? Perché è un egocentrico, non si sproietta, è tutto dentro le proprie mura (e quindi esclusivo), mitizza se stesso. Crea ancora il SUO mondo. Parlo di Montale come di un qualsiasi furbacchione, ma il novecento è un secolo stigmatizzato da accolite di tale razza e lui, suo malgrado, ne rappresenta l’esempio più eclatante. Cosa distingue il poeta piccolo dal grande poeta? La donazione.

Non bisogna mai recintare, vera azione distruttiva del processo umano (la società è un recinto), puntellare gli argini è attività esclusiva, si costruiscono élites. Paradosso di reazione capovolta in rivoluzione sociale, anche l’azione di Pasolini, è una bufala d’egocentrismo autoriale e autoritario. Pasolini è un poeta piccolissimo, crea anche lui un monducolo di auto riferimenti e ci aggiunge le proprie scelte ideologiche.

Passiamo ad altro.

Chi è stato veramente in grado di creare un mondo assoluto nelle sue minuziose circolazioni?

Leopardi è un poeta medio, solo in parte inclusivo, perché questa stessa inclusività si sfrangia nell’astrazione del pensiero; Leopardi risuona meglio nella cogitazione che nella poesia.

I veri, grandi poeti (italiani) sono gli epici, cioè inclusivi di miriadi di prospettive. Marino, Tasso, Ariosto e, immenso, Dante. Mentre, infatti, i primi tre risentono degli stereotipi del genere, Dante inventa dal nulla; lui, pur riconoscendo dei modelli nei generi della tradizione classica, non segue ma supera, adopera come puntello lo strumento tecnico per l’invenzione di un diverso mezzo linguistico – il che ha rilevanza puramente settoriale – ma, ben più significativamente, crea volando su un mondo, riesce a leggere le coordinate dell’epoca, sente dall’interno della vita e dunque include: è, assai semplicemente, una persona (non un ruolo), un fatto d’eventi, una vita vissuta, non sognata. Dante non ha bisogno d’imporre una prospettiva, non possiede momenti d’auto cogitazione, non vegeta di frustrazioni autoreferenziali, lui è il centro del mondo (nel mezzo – stelle, così esordisce e conclude) proprio in quanto esiliato dalla stasi di chi ha qualcosa da dimostrare, di chi sogna una rivalsa che è ingenua autoaffermazione.

INCLUSIVITÀ è parola chiave per comprendere l’effettiva grandezza del poeta, la sua semplice umanità, la sua persona.

 

 

 

apparso il 19 dicembre 2003 su MAGMA, blog di poesia, filosofia, letteratura e quant'altro di Gianluca D’Andrea, e concesso a nabanasssar

--- diritti riservati, dicembre 2003 ---