Paolo Fichera, da STILLE
Ed θ appunto vedendo che la sfera non diventa
sfera che attraverso il suo contrario, che diventa vera
(Alberto Giacometti)
..
Mi slabbro in te
come in un setaccio d'orzo,
di cose alla rinfusa
che tengono un vento di detriti
in un'eco, diseguale all'attesa,
all'ansia persa nella carne bianca
lavorata dall'utero che mi lavora
ancora, estranea allo scheletro
di chi muore accanto a me,
al mio sperma sulla tua schiena
per crollare nel ciglio stantio che semina
il nostro esserci nella resa.
..
"Non sarΰ nι mio nι tuo
questo stuolo, questo raduno increspato
che ci aspetta, vicino e ultimo".
Una castitΰ sfogata in ceppi
di spine, fogliame bruciato;
nell'umiltΰ di un sasso
che scalda
la cera sul viso, il mento bloccato,
un bacio
che chiami preghiera.
..
Ingoio il mio sperma, e
disciplino lo sguardo -
fino alla quiete in una tazza
marrone da caffθ.
Feto in uno stesso feto
mentre fuori un'arma spara
riascolto il battito e rivendica
una straziata utopia,
mi spara il rumore amaro
che mi vuole presente.
Lμ m'ingrembo
e genero un'affermazione.
..
Calpesto i miei sensi,
mangio pane nero
di puro sfogo.
Lo credevo morto il teatro
di figura, l'arte delle marionette,
l'invocare la distanza.
Se guardo in uno specchio
non vedo che me stesso,
un cadavere indisciplinato
(un disegno di Giacometti alle pareti
e donne che parlano di Michelangelo)
Stare al di lΰ dei lupi,
delle veglie, del segno
rimasto al di lΰ di sι;
umiltΰ di un'orma in un passo.
da
una radice:
Monica di mare, di specchio bagnato, dalga
di cittΰ santa invasa,
di carta, papiro violato, legno inciso,
voce scavata, nuvola arsa, mio grido
nella povertΰ di un grido, Monica,
piacere infranto nei passi, in un grido,
il mio grido, reciso, bagnato dalga
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Paolo Fichera, nato a Sesto San Giovanni, 1972. Laureato in Giurisprudenza alla Statale di Milano,
attualmente lavora nel mondo delleditoria, collaborando con diverse case editrici.