"nabanassar, atto unico": PRESENTAZIONE
Pugni su bonzi, bonzi su pugni, ovvero dell’accumulo
Tentati dal dire l’esperienza, deposti in un atto, rialzati all’unicità; la si intenda al modo di sicari(ma di idea già alquanto "letteraturizzata" si tratta, quindi morta prima di essere "realizzata"!), o di aderenti, questa esperienza. (Prevale la cecità – mai sia il delirio – prevale il dissenno, o disegno?).
I pugni, o le palle, cadranno sui barabba, su chi gioca ad uccidere, su chi spreme lacrime di coccodrillo davanti al Morto e al suo altare, su chi sembra non esserci, invece sorveglia, ma belluinamente, berlusconizzandosi in bruciori provenienti da tubi di apatie domenicali e in essi ritornanti, collazionati, dunque infidi.
Dal canto nostro: ci si è sempre guardati dal risentimento, per quella stessa positività per il cui gusto il pubblico si mette da parte e fa il padrone, per quella antenna, voce, seme con guizzo e orgoglio, pronti a demistificare, tramite elusione, l’epoca, e la sua storia, utilizzando a mo’ di grimaldello il livore, per riscoprire quanto l’esaustività si compia coi chiodi, senza litanie.
E, se i bonzi si arrestano alla presa d’atto del ferro e delle devastazioni, allora, c’è bisogno di un solo modo per fare relazione, una misura che presume quali siano gli artigli, le zanne, i buchi, i baci, le cianfrusaglie.
(Ci vuole) tanto a che la massa si ponga gaudente, si faccia mezzo; e i pincopallini restino i pincopallini.
Con quel sapore in più, che tutti presentiamo. Nessuno è sordo.
---20ago2003---