Christian Sinicco

da Mare del Poema, frammenti della vita di un uomo

 

 

 

6.

A volte le parlo. So la vita che corre, o ferma.

La paura? Torna, ma l’abbandono.

Vorrei dirle che il futuro conosco, e ne ho visione limpida.

Fermati, ascolta: ha un ritmo.

Per questo dice "è nato!"

"Chi?"

"L’amore"

L’amore attende un respiro e sale piano da una valle calda; cammina su una roccia che non ha pareti, e guarda.

Appoggiamo alla roccia che non ha pareti.

 

 

 

7.

Il mare della storia è un corpo affondato.

L’infinito che spesso caccio via lo circonda.

L’infinito si apre sotto, non cado.

L’infinito è dove mi volto: se fosse un frammento, direi ciò che è, ma è molto.

Nel silenzio al segreto mi dispone.

Mi parla, di tutta la sua luce, senza paura.

Abbraccia la forma della parola, schiude la forma della parola.

Il mare della storia al fondo si deposita.

Nascerà una montagna bianca.

 

 

 

10.

Era dentro di me da prima.

Sentii che respirava, la toccai.

Il calore del cielo e i lunghi raggi includono i promontori; la stanza è buia.

Ciò che inclina l’anima sulle visioni oltrepassa l’immagine nella scintilla della soluzione, oltrepassa gli avvenimenti della parola che mi suona, oltrepassa l’anello la Poesia.

L’anello, la parola che fugge, indossa, sveste.

Dialogammo, insistette.

Donai uno spicciolo del parlare mentre lei, ad ogni punto mio, indovinava il mutamento.

 

 

 

14.

Irripetibile, tra le reti, la marea saliva.

Preferiva tuffare nel tramonto il mare, conoscerne l’amplesso, morirne sedotta…

Annegava la nostra era, consumando le depressioni, oscillazioni isteriche e nevrotiche stagioni.

L’ultimo mio desiderio scendeva l’addome nel suo fuoco.

Anima, fragranza, come una donna non godeva?

 

 

 

Christian Sinicco lavora a "Fucine Mute", periodico online di cultura triestino
---diritti riservati, 27nov03---