Santi Spadaro, tre poesie

 

 

LA MANSARDA

Finalmente sono salito in mansarda:

ho rivisto le bottiglie verdi e marroni,

le assi di legno, i fasci di giornali.

Scrivo la mia iniziale sul vetro:

una bella S; soffio via dal dito

la polvere; tutto vecchio: non stantio

ma usuale: conosco queste ragnatele

e ci rimbalzo sopra come su un tappeto

elastico, vorrei anche rompere qualcosa

ma sono sfinito, ho fame:

Apro la dispensa col cuore in gola

ma il barattolo di marmellata

è pieno di tappi di gomma

eppure lo sapevo.

Vorrei un dettaglio che distingua

questa dalla mia visita di un anno fa:

il topo dov'è? La trappola

non è ancora scattata.

Che sia questa mansarda la trappola

che il topo ha teso a me?

 

***

 

IL CASO

Al caso non si bada:

i moti browniani

gli incontri e gli eventi

tutto criptico ma consunto

solo a volte, per caso

la vita è smaltata

di bianco, cubica

un numero inciso

su ogni faccia, sui volti

del plotone d'esecuzione

un'espressione ebete

mentre la cicca del condannato

si prolunga

e il Caso è percorso

da un fremito d'impazienza.

 

***

 

IMPLOSIONI

Qui non c'è il fermo immagine

la moviola, il rewind

la coerenza è un mutamento feroce

audace e discreto

un virtuosismo intimista.

L'ossimoro è la buona regola

sulla quale ci si esercita

tessendo reti innocenti

che al microscopio rinascono

in curve barocche.

Qui la storia si raggruma in un atomo

e l' attesa non è una scelta

solo un fluido che imbeve le ossa

sdraiati a scrutare oracoli

a smentire le visioni

di un artefatto big-bang.