Sui preti, sul Bene
dialogo in corso d'opera sul forum di nabanassar

 

 

giusco

SCANZANO: OCCASIONE PERSA?

C'è stato sicuramente un surreale dirigismo governativo, nell'imporre Scanzano, ma altrettanto surreale è l'aprioristico rifiuto del nucleare: i morti sulle strade, da fumo e alcool, da incidenti sul lavoro, sono centinaia di migliaia l'anno. Ogni anno una intera città di Foggia (150.000 persone) muore per cause non naturali! Il sito di Scanzano non è sicuro al 100% perché nulla è sicuro al 100%, ma è ragionevolmente sicuro allo stato delle attuali conoscenze e necessità, che non sono poche. Senza considerare il danno generazionale (ho trent'anni) che il continuo "NO" del sud arreca alle sue stesse possibilità di sviluppo: io avrei venduto molto caro Scanzano, in cambio di reali investimenti e prospettive per tutta la Basilicata, turismo incluso: stare nelle vicinanze di un ospedale o di una centrale a carbone può essere notevolmente più rischioso per la salute di un deposito di scorie altamente radioattive a 800 metri sotto il suolo, costruito ed esercito secondo gli elevatissimi standard di sicurezza del caso.

Ing. Giuseppe Cornacchia, Foggia

 

 

giusepperossino


Visito da poco il sito "nabanassar" (me l ’ha segnalato Angelo). Premetto che il mio intervento non riguarda la letteratura, ma il "sociale". Ringrazio Giuseppe Cornacchia che, col suo "Scanzano: un’occasione mancata?", mi ha dato modo di focalizzare meglio l’attenzione su questioni che reputo di vitale importanza. Ho cercato, infatti, di dare ordine a idee di cui mi trovo spesso a parlare con amici in contesti "faccia a faccia" (non è mia abitudine utilizzare il "medium" scrittura, tanto meno il "medium" computer).

È vero: nulla è sicuro al 100%. Ma è giusto trattare i rischi di incidenti automobilistici (o sciagure aeree, o ferroviarie, ecc.), di incidenti sul lavoro, di cancro da fumo, alla stregua dei rischi dovuti al potenziale catastrofico dell’energia nucleare – dallo stoccaggio delle scorie radioattive, alla possibilità di esplosione di una centrale nucleare, alla trasformabilità di tecnologie dagli usi civili a quelli militari?
I rischi di primo tipo si possono ancora far rientrare nell’ambito della scelta individuale; rimane cioè all’individuo un certo margine (sia pur minimo) di governabilità/gestibilità: posso scegliere se fumare oppure no (e se ho scelto di si, posso sempre provare a smettere); posso usare l’automobile oppure no, ecc. Per gli incidenti sul lavoro, certo, il discorso si fa più complesso; ma vi sono comunque le forme assicurative o di prevenzione medica che possono garantire un minimo di tutela individuale (mentre, per quanto ne so, non esiste una forma assicurativa contro la contaminazione da radiazioni nucleari).
Nel caso dei rischi atomici, invece, la mia capacità di controllo è ridotta a zero - con tutti i risvolti psicologici di impotenza, insicurezza e frustrazione che ne possono derivare.
La modernità tanto ha investito nell’idea di libera scelta individuale e di liberazione dalle ascrittività. Ma quando un incidente atomico colpisce anche chi nasce molti anni dopo e a molti chilometri di distanza dal luogo in cui l’incidente si è verificato, non si costruisce una sorta di destino del rischio a cui non ci si può sottrarre? È vero che i margini di sicurezza, grazie alle nuove tecnologie, sono molto più alti; ma, alla base della stima degli incidenti probabili, vi è forse l’errore di tralasciare la contraddizione tra sicurezza (tecnologica) ed errore umano: quando c’è in gioco la vita sulla Terra, anche una minima probabilità è troppo alta!
Ci si appella alla razionalità scientifica, tacciando di irrazionalismo, di aprioristico rifiuto, di inutile allarmismo la protesta della gente di Scanzano (e non solo). Garantire lo sviluppo dell’economia continua ad essere la priorità più importante. Ma mi chiedo: le nostre idee di razionalità scientifica, progresso, crescita economica, sono ancora valide? Non è forse il caso di spezzare la catena dell’irresponsabilità su cui si è finora basata la fede nel progresso? [ e con questo mi ricollego all’altro intervento di Giuseppe – "white, male, westerner" - in "nabanassar english"].
Chi è, ad esempio, il responsabile del degrado ambientale? È forse lo Stato che rilascia autorizzazioni per la produzione di fertilizzanti e pesticidi, o proprio le industrie che li producono, o forse i contadini che li utilizzano? Quel che è certo è che non può essere lo scienziato, che non esercita nessuna influenza sulle conseguenze pratiche dei risultati che egli ha elaborato da un punto di vista analitico!
Penso che a volte ad essere aprioristico è il teorema dello sviluppo. Lo sviluppo non è una categoria assoluta; esso andrebbe analizzato come funzione e in funzione di qualcosa: bisognerebbe invertire il rapporto mezzi/fini (vado su Marte perché ne ho i mezzi e poi mi chiedo cosa posso fare con esso - magari potrei scaricare lì le scorie radioattive!) in fini/mezzi (io venderei molto caro Marte, in cambio di un effettivo superamento delle antinomie che stanno alla base dello sfascio ambientale, sociale ed etico del pianeta Terra).

 

 

giusco

Caro Rossino, grazie dell'attenzione e, soprattutto, delle riflessioni; lei ha ragione: smonta alla base il mio ragionamento, leggermente scorretto nell'equiparare rischi "visibili" a rischi "invisibili". Mi sono permesso questa forzatura perché considero un altro genere di rischi (probabilmente Angelo ci aiuterebbe, parlandoci di Beck e del suo libro sulla "società del rischio" postoccidentale) che è questo: la perdita continua di competitività -in senso largo, di possibilità- che, volenti o nolenti, investe coloro i quali rifiutano a priori una quota di rischi invisibili. Possiamo discutere su quanti e quali rischi invisibili eventualmente tollerare ma, stia sicuro, limitarsi nella scelta non paga, non ha mai pagato storicamente: c'è sempre stato qualcuno che ha fatto quello che altri rifiutavano di fare, traendone vantaggi a loro discapito. Vogliamo continuare a pagare vantaggi altrui (di "motus", soprattutto, di spinta intrinseca e conseguentemente estrinseca)? E' una scelta ragionevole, accettabile e plausibile ma perdente, per come va il mondo nel quale siamo immersi; una prima prova cominciamo ad averla nel nostro piccolo ma costante depauperamento del potere d'acquisto. Chieda lei, al sud, alla ex classe media, ora sulla soglia della povertà, se ha voglia di tornare a coltivare patate. Io no, grazie.

 

 

angelorendo


corvo, ma che cavolo fai, dai del lei a giuseppe?!
lo conosci, vedi, è il mio carissimo amico, che è venuto a Pistoia, alto, magro e col pizzetto, utilizzo il suo pc, io, mi trovo spesso a parlare con lui, a concordare su tanti discorsi, è stato lui che mi ha passato Beck, dunque potrà certo dire meglio di me su svariate cose

in ogni caso: la mia proposta è che il laboratorio forum torni a funzionare, anche per non tediare con la sola poesia; questi interventi andranno, certo limati, in un aggiornamento, sono temi capitali.

andando sullo specifico, poi mi periterò di traslare il mio discorso: penso che giuseppe non proponesse di limitarsi nella scelta, piuttosto di riflettere su quali cose scegliere, cosa è utile cosa no...comunque lui saprà dire meglio...

mi limito a dire questo: c'è un apriorismo che mi porta al rutto, a sollazzarmi, quando mi trovo di fronte ad alternative quali Inferno/Paradiso, per un semplice motivo: che la vita può sì spingere, ma va tutta "pagata", non c'è alcuna trascendenza al di fuori della pratica artistica. Questa è la bicicletta, e con questa devi pedalare!! Raccogliere sangue e nervi e pure cacca, senza temere il contatto né la pelle!
L'Altro, sto benedettissimo e antipaticissimo maiuscolo, il mondo altro non è fuori, è questo; vanno solo rivoltati, o meglio si deve cercare di farlo, i parametri di gusto, e soprattutto il "modus", non basta il "motus"!!; chi non ci riesce è già ben bene murato, "incassettonato". forse fare quello che auspico è più difficile( o è limitazione umanistica), dispendioso e rischioso. ma,o passi da lì, oppure sei un patetico morto.
Ancora: tu giuseppe auspichi la chiusura delle facoltà umanistiche; hai ragione, io chiuderei tutte le facoltà, e, di paradosso in paradosso costringerei lo scienziato sulla Terra, quantomeno a farsi più domande "continentali", direi anche empiriche

 

 

giusco

:-)

ciao giuseppe, vedi cosa è diventato angelo? dal lettore imbranato di Pistoia a filosofo continentale. mah... e meglio non spulciare su cosa sono diventato io...

ciao, va...

 

 

dandrea

mio fratello angelo è anche un filosofo

anciuleddu, sono sulla tua linea e questo già lo sai. ma per paradosso, visto che per paradossi state discutendo, io lascerei aperte le università, le accademie e le centrali nucleari le farei nella piana di Catania aspettando la reazione dell'Etna. università, che posti odiosi, ma non è lì che buona parte della nostra formazione ha avuto luogo? infatti mi dici che è qui che bisogna raccogliere anche merda. nel bene e nel male, dunque. Anche martino ne converrebbe. un briciolo di ragione la do a peppe che l'immagine meridionale del tutto cuore è poetica ma non produce in termini pratici e sempre di merda ne raccogliamo ogni giorno e di morti anche troppi e non giustificabili propriamente. a comadora basta. vostro fratello picchiato pensatore picchiatore.

 

 

angelo rendo

in/continente :)

in realtà hai ragione gianluca, rimanga tutto aperto, forse il problema è un altro, ed è una piaga purulenta davvero. se guardiamo a scuola, università, istituzioni, il "materiale" umano è infetto, e mica ci credo io che le scuole o le università, ad es., resteranno aperte ancora per molto. noi non ci saremo penso che scadranno, siamo in fase di incerta riplasmazione

per il corvo: io, imbranato? eccome! vorrei vedere te a leggere, provaci almeno una volta
ma oramai sono un incontinente 'nno cuntinenti(così angelo musco chiamava la penisola italiana), altro che filosofo

tu, invece, fumi di testa senza fumare e bere, attaccati al promontorio, le isole stanno sulla carta geografica

 

 

giusco

ecco...

ecco, adesso il keats sono io...

dopo che hai (angelo) sderenato per mesi col sentiment ti metti a cianciare di modus?? va bene gianluca, forte del suo logos, ma tu, cinghiale di brughiera? occhio agli smilzi, di modus in modus ti faranno secco. dagli fuoco!

 

 

angelo rendo

milza e fegato :))

corvo, sentiment e modus non si elidono a vicenda

devo dare fuoco agli smilzi? averne paura? ma manco per sogno...

tu sei uno smilzo, per esempio, descriviti un po'
sono in pace con la mia coscienza, chi temere, dunque?

è che la communità s'ha da fare
non mi piacciono né le vittime né i napoleone

 

 

dandrea

eccoci

peppe dai! smettila con le provocazioni, tanto angelo ci casca sempre, già ti vedo ridere sotto quei baffetti. in effetti non c'è tanta distanza tra logos e sentiment. chissà che libri stai leggendo per ora... caro peppiniello

 

 

giusepperossino

....

ciao Giuseppe, grazie per il "lei", anche se è durato poco!

chiarisco: non sopporto l’autoritarismo tecnico-scientifico, la sua unidirezionalità e il suo dogmatismo; ma non è l’immobilismo che propongo, e tanto meno una marcia indietro.

la scienza si muove tra i "ma" e i "però", non è più in grado di soddisfare il bisogno di sicurezza dei suoi "clienti"; i risultati scientifici non possono più essere imposti dall’alto in basso, ma interpretati in collaborazione (e opposizione) con la sfera pubblica. non possiamo più credere alla favoletta del destino.

pure a me sta a cuore il meridione (sono siciliano), ma più di esso i meridionali. mi piacerebbe che si valutassero le possibili varianti dello sviluppo tecnologico in base alla loro "umanità". la mia non è una non-scelta, ma forse una scelta ancor più coraggiosa e impegnativa: chiedo all’uomo di confrontarsi con un’altra dimensione del "nuovo", abbandonando i costrutti ideologici che supportano la sua esperienza di vita da almeno duecento anni.

 

 

--- diritti riservati, gennaio 2004 ---