Tiziana Cera Rosco
, quattro poesie inedite
moltiplicazione
Nella moltiplicazione del buio
sottraevo il Glucosio dalla radice della lingua.
Cella dopo cella
non ci fu un pezzo di Dio
scevro dal rischio di essere sbranato.
Volevo stare con l'Imene
duro come un fallo
come un giglio di metallo
tra stipiti organici.
E quando entravo nella tua bocca
era con la cinghia tirata delle veglie.
Ma i digiuni lucidi
non torcevano il calore.
Ero attenta a te, sempre,
come nessuna perfezione perfettibile.
A te che mi finivi sottocorpo
e non sapevi in che preghiera entravi.
nero
Dall'assenza di segni
il sole non ha ancora rovinato tutto.
Ci sono, in salita, alcune zone di buio
alcune zone di diversa vegetazione del Verbo.
Non vedi come falcio ora il Giardino
con la sola costola affilata?
Domani falcerò il grano dai chicchi neri
che mangio cresciuta sugli scuri.
Lo falcerò come avessi petali da sgranare nella bocca.
Con un kimono di metallo sottile
falcerò il grano precisa più di un sicario
Non il Fiore che mangio ora
Per pregare da dove sono non basta il sole.
Bisognava salire.
Essere precisi nel dolore.
Bisognava proprio aprire nella notte
Aprire il fiore che mi apre ora.
Dall'assenza di segni
la magnolia arde qui, sull'uscio.
togliete
Toglietemi i morsi
toglietemi tutta la brace del rito.
Togliete il sangue nominato troppo in questi chiostri
e quel pudore che non è mai abbastanza avanti.
Togliete le mie bimbe denutrite dal letto di lui
che crescono come un'alchimia di cifre perse.
Toglietemi il bunker nel cranio dell'imene.
Toglietemi la cinghia che tira visioni come occhiaie
e l'amore gonfiato più del credo
che più di ogni credo mi ha smagrita.
Togliete questo marmo da macchiare e me ficcata contro
togliete questo inizio di ricordo
che le carogne castrano senza addormentare.
Toglietemi questo ieri che restringe il posso
che mi fa sempre qualcosa da mentire.
-nessuna pura stella esige la mia vita?-
Fino in fondo
fino in fondo
farmi rasare dal sole.
silenzio
Bevo nell'osso della sedia senza tavolo
una tisana perfetta.
Tra poco anche questa sedia
verrà battuta.
Forse bisognava restare così
senza avere più nulla su cui poggiare i gomiti
per reimparare una postura.
Ho sempre avuto paura di uno strappo.
Mi trovo a meno di trent'anni
due figli e un matrimonio rotto.
Ed è la quarta casa che cambio in quattro anni.
Ma è silenzioso tenere tutti i pezzi in un intero.
Non emettere dolore.
Piove silenziosamente.
Senza più un suono su cui poggiare
una parola.