Tributes - tre poesie di Antonio Spagnuolo, Gabriele Pepe, Gianmario Lucini

a cura di Angelo Rendo e Giuseppe Cornacchia

 

 

 

Poesie di Antonio Spagnuolo

 

 

Briciole

 

Dal sottile ricamo delle dita

riferisci l’amore:

forse abitavi nel mondo degli spettri,

    tra la rugiada ed il miele,

e mi sorprendi fra la pelle ed il tremore.


Così le tue carezze hanno il potere

di spaccare le tenebre,

di sospingermi a riprendere il volo oltre il tuo ventre.


S’incurvano i ceri,

per ardere improvvise e intermittenti,

trasparenze e vocali.

Il mio sudore ha il soffio leggero delle palpebre,

gioca pupille,

semina pensieri,

e spesso ripete briciole di pane….


 

 

 

Fantasie

 

Allucinato nel giro di un sorriso

filtro lenzuola contro le occasioni

per non ripetere il gesto delle sere.


Fra le mie mani hai detto mille volte

la paura a colori,

    quando le mura raccontano le nebbie,

sciogliendo le stanchezze ancora incerte,

o le mappe di questo strano amore

che ci devasta.


Hai deglutito il brusio che trafora le rughe al sonno,

      altrove:

tocco tagliente

i tranquillanti

sono irripetibile grembo

      delle mie memorie;

tutta contro luce, la stanza ancora è chimica di baci,

ed il ritmo stravolge ogni respiro.


Abbeverarmi a ferite, finché bizzarro,

      crudelmente,

mi trasferisco a sognare fra spartiti,

per blandire le barre giusto al punto

del cuore,

ove sfumature misurano quel cerchio

che moltiplica pungenti fantasie

nell’esistenza di Dio.


 

 

 

Malinconia

 

Il vuoto della malinconia morde il giaciglio.


Improvvisa penetravi per grappoli:

amorose le dita,

nel silenzioso pergolato richiamano per scherzo

gli abbandoni.

Ronza alle cosce,

per svuotar le mie vene,

un febbrile intrecciarsi di stanchezze:

chiedo le meraviglie inconfessate,

sapori che tramutano parole,

rubini che la memoria travolge.


T’amo dentro i mille esemplari del sapore,

dentro la sete che squarcia le menzogne.


 

 

 

 

Gabriele Pepe

da: L’ORDINE BISBETICO DEL CAOS

 

 

 

DA CRESPA D’ONDA

(Del mare sono goccia nella brocca

Che spinge fino all’orlo e mai trabocca)


Da crespa d’onda schiuma d’immemoria

Sotto l’innata svolta della ruota

La curva si modella della storia

Che in me si srotola nesciente e vuota


Feto barionico dell’inorganico

Che dentro mi ribolle e mi sostanzia

Placenta nera dell’embrione quantico

Che Morte già dispone alla mattanza


(Signora dell’arpione naturale

Rais della tonnara universale)

 

 

IL TAGLIO DELLA SCIENZA

Nell’intimo specchio riflesso

Da verità cieche s’irradia

Raggiante motore convesso

Tra spiga e terra come un’ascia


Di senno limpido s’abbatte

Come un arguto trancio mite

Un solco critico frattale

Abbaglio e lama della psiche


Vaglio e riverbero del filo

Sottile bisturi del cielo

Taglio che unisce al me ferito

L’invulnerabile coltello

 

 

NERO DI STELLA

Nero di stella mia galassia implosa

Recrudescenza d’una sottrazione

Che da materia la materia ingloba

In un’ansia estrema d’attrazione

Buco nero che penetrando schioda

Nodo massivo della vibrazione

E pervasivo come un vuoto carsico

S’infiltra nel midollo aminoacido

 

 

 

 

 

 

Gianmario Lucini

da Lamentazione per l’Essere

(2003)

 

E tu non puoi rispondere

non puoi...


Condizionata onnipotenza sei...


Pretendere altro è vano.

(D.M. Turoldo, Canti Ultimi)

 

9

Il tuo volto è la festa dei boschi,

l’erba ingiallita, i rossi mirtilleti,

avanti il gelo, l’azzurro che rapisce,

la tua pupilla è il nero della roccia.


Camminarti così sul corpo, risalirti

come formica il cuoio dei calzari,

e poi precipitare scosso da un fremito

ignaro che mi scuote quando un gemito


porta il vento - dolore senza origine.

 

 

15

C’era una bruma fra i picchi e le alture:

era il tuo fiato che annunziava la frescura

della sera e mi tingeva il volto

dell’ultimo sole insanguinato. I suoni

della notte mi dolevano nel petto. Ero

lo struggimento del masso che attende

il sollevarsi della montagna

l’attimo che ingloba l’infinito e passa

inghiottito da suo nome – tu eri

appollaiato fra gli alberi al chiaro della luna

ma tutto di me nel buio vacillava...

 

 

24

Anche le pietre di questo muro a secco

hai contato – gli uomini

che li edificarono hai edificato,

i loro armenti, la mesta

allegria dei loro sguardi –


così ti trovo quassù come antico

genio di questo luogo abbandonato

ad ascoltare il vento di settembre che annulla distanze

fra quel ch’é stato e il suo destino.


E io che non sapevo

dove fosse la tua casa – vi entro

accarezzo l’architrave

e i muri che nel silenzio dei pascoli cantano

di notte

quando le pietre risplendono alla luna.


      (Alpe Sulghera, settembre 2003)

 

 

 

 

Antonio Spagnuolo, 1931, co-dirige il portale letterario Vico Acitillo

Gabriele Pepe, 1957, ha partecipato a Pseudolo

Gianmario Lucini, 1953, dirige attualmente il portale di cultura e solidarietà Poiein

 

--- diritti riservati, gennaio 2004 ---