Cesare Viviani, "Poesie 1967-2002"

breve lettura di Giuseppe Cornacchia

 

Cesare Viviani (senese, classe 1947) ha una fama da poeta ormai consolidata, come testimonia la vasta bibliografia che lo riguarda; la pubblicazione "Poesie 1967-2002", Oscar Mondadori, 2003, raccoglie larga parte della sua produzione e consente uno sguardo di insieme.

La prima uscita importante è L’ostrabismo cara, del 1973. Gelide scaglie, minerali in estensione, formazioni naturali; non c’è vita, ci sono gli elementi (vento e acqua soprattutto) che modellano i suoli sotterranei. Grotte, caverne. Non c’è anima. E’ come osservare il segno al microscopio e guardarne cristalli e frattali, e questi diventare.

 

       il guasto dell’acceco la scultura

vimidamente accesa non tradisce la tagliola accesa, può smaltire

di più o di seno il genere dell’oppio o i complexi scomposti

tanto vale irritarsi degli untuosi velici con cui credi di novellarcela,

non c’è altro impasto per ora ma la belva s’avvicina e s’arresta

teneramente migrata

e votata costi quello che c’è in ordinazione. Pozione di Dio

rinselvando sciocchezze grappe d’uva lorca coglionerai sul monte

trovassi pedestre e viscida.

Ora dico s’arrenda e mi dispongono i lati furori le vibrate

tiglia, il leggero concorrere corrente. L’assuefatto discorso

la polarità cara

il turbinale vagito invidio ora e tra un’ora tralasciando

il bollito delle cosce, l’argentato ammanto di stelle

incardate negli orti, porta salute la duna

 

 

In Piumana, 1977, combinazioni di parole, nessun senso logico ma neppure analogico; spazzatura. Nessuna aggregazione se non la-forma-di-Viviani, Viviani/uomo trasformato in segni, un calcolo cambiato, un invariante.

 

attaràto che cerchi

di calare ammattìna il posso in grugiera

ore senza pastone non incalli

quel che mitile a te non lercia subito

per lenire le pale che maritano unipèrsi di gloria.

Lei l’atteneva nomber sotto laser, bagnato daytona

resta trivio di lensi, come uora ritender puoi

l’attaglio dell’acciuga militipocamente assimilata

e invece ancora ossificata pésalo:

prènilo con la munta dell’indenne,

sapendolo che m’hai mai, alò non più

vicino a te proverai sempre il tronco

della spina

già pulito da gente alle lenzuola.

Non amabile addio c’era rimbocca

 

 

Nella raccolta transitoria e non autonoma Cori non io, attorno alle lische ricomincia ad addensarsi carne, come un ritorno al tempo della vita, pienamente recuperante la dimensione corporale ne L’amore delle parti, 1981. Apertura al sentimento, ai colori. Nessun "valore poetico"; Viviani/vivo inerte.

 

o saranno denaturati colori - il tuo John Cavalcanti –

la trasmissione di orchi e rimorchi… fino al negozio

in cui dici…

                      "Questa piega è bellissima. Lo fai?". Era

lo stesso sibilante segno

le posizioni contate l’odore

ricordo le tue rogge – oh tuona ancora

questo molle tenore

dai le gocce         Mucilla         nel tuo plesso…

E le scene s’abbassano a questo scarico… allegano

i serpi nel cotto…

ma che sanno! infilano doni?

tarda! che fuso amabile

 

 

Dopo dieci anni di testi brevi ora letterali, ora creaturali, nel 1993 esce L’opera lasciata sola. Il tessuto narrativo consente l’emersione di un pathos pietistico sinora inaspettato; è una svolta, nella poesia di Viviani, che assume aspetti "interessanti", di coinvolgimento emotivo e partecipazione alla vicenda. Non manca una forza interna al testo che obbliga alla lettura.

 

I

Tu, nemico dei ricordi, preticello mio,

lasciamene uno.

La volta che dal pulpito declamasti:

"Dio è il signore della vita e teme la morte,

non è mai entrato nel regno dei morti, e se uno

dei suoi figli si avvicina al trapasso

Lui lo abbandona,

torna indietro…", scapparono

i fedeli come cani colpiti,

strani rumori, non parole di protesta o grida,

ma guaiti, ululati,

restammo soli nella chiesa

a piangere.

 

 

Silenzio dell’universo, 2000, accentua il misticismo; Passanti, 2002, trascolora.

 

In sede di chiusura va rimarcata la capacità innovativa di Viviani su se stesso, a tratti ammirevole e sempre degna di menzione; resta tuttavia spesso basso il pathos: un’esplicazione fredda, una germinazione minerale, una stratificazione. E’ assai pertinente l’introduzione di Enrico Testa: si arriva alle sue stesse conclusioni, anche nelle metafore critiche (!), e ciò fa pensare; la poesia di Viviani è "semplice"? Quale tipo di valore le va riconosciuto? "Cosa" ha scritto Cesare Viviani?

 

 

---set2003, diritti riservati---